Pois ~ Capitolo IV

Pois ~ Capitolo IV

I promessi sposi

Il pomeriggio con Maria era passato.
Forse non nel migliore dei modi dato che ero più intrattabile del solito e che mio fratello Alessandro, entrato in casa tutto contento e per giunta canticchiando, aveva iniziato uno spogliarello a ritmo senza rendersi conto della mia ospite che, a parte lo stupore iniziale, non sembrava esserci rimasta troppo male.
Con Mary scoprimmo di avere in comune più di quanto potessi mai immaginare: scherzo del destino lei non amava i libri, ma stravedeva per le fan fiction e solo per questo aveva tutto il mio rispetto. Però, se devo essere sincera, l’incontro con lo scrittorucolo vanesio e maleducato proprio non riuscivo a toglierlo dalla testa. Quel bastardo cafone di un milanese! Come si era permesso di prendersi tanta confidenza? Ogni volta che ci ripensavo mi saliva il sangue al cervello ed emettevo sbuffi rumorosi quanto una pentola a pressione in piena attività, suscitando occhiate curiose da parte di Maria.
Nelle note positive della giornata potevo appuntare almeno di essermi ingozzata con una buona fetta di torta che mi aveva risollevato un po’ il morale – e che aveva finito di mandare su di giri Alessandro, autoinvitatosi al tavolo della cucina. Comunque, la mia collega aveva ragione: era proprio brava con i dolci.
In fin dei conti passai un pomeriggio leggero, scivolato veloce e senza ulteriori problemi. Beh, forse perché avevo accuratamente evitato di riferire a Maria qualsiasi cosa si potesse anche lontanamente associare al mio sfortunato incontro mattutino con il vanesio maleducato. Sicuramente la ragazza prima o poi l’avrebbe scoperto, ma ero convinta fosse meglio poi che prima.
«Gaia, tu non me la racconti giusta. Non indagherò ma sappi che si vede quando nascondi qualcosa.»
Ecco, appunto. Forse lo saprà molto prima di quel che immaginavo!

***

Un mio tratto distintivo è che quando guardo i libri sospiro. Altre volte mi mordicchio il labbro, qualche volta spostando i capelli dietro l’orecchio. Ma sempre, sempre, sento un dolore al basso ventre, una specie di crampo continuo a metà tra le farfalle nello stomaco e una forte emozione.
In breve tempo ho imparato ad associare questi sintomi al mio amore per i libri. Poi quando inizio a leggere una storia interessante e mi appassiona dalle prime pagine ho addirittura una specie di ansia da prestazione e devo finirla il prima possibile e far mie quelle parole. È come se al mondo non esistesse null’altro o meglio, come se il mio mondo fosse solo il paradiso di carta che sto sfogliando.
Capirete quindi perché, non appena potevo, mi fermavo spesso e volentieri alla biblioteca di facoltà, posavo la borsa in una delle vecchie cassette di sicurezza e iniziavo a girare tra gli scaffali saettando con gli occhi su ogni titolo disponibile. Ogni tanto tiravo fuori un tomo polveroso, lo leggiucchiavo e poi passavo avanti finché non trovavo qualcosa di adatto al mio umore della giornata.
Vagando a caso, quella volta adocchiai una copia de “I promessi sposi”. Era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui l’avevo avuto tra le mani, durante il liceo, e rileggerlo, soprattutto senza costrizioni, non mi dispiaceva affatto, anzi. Uno strano moto affettivo mi spinse a aprirne una pagina a caso e sorridere di fronte alle parole stampate.
«Hai gli occhi che brillano.» commentò qualcuno sulla mia spalla, distraendomi e interrompendomi da quella dolce ammirazione.
Angelo Riva era dietro di me e mi fissava divertito.
«E tu non hai di meglio da fare.» fu il mio commento secco e scontroso.
«Meglio di guardarti? No, non trovo nulla di altrettanto soddisfacente.»
Sarà. Anche se io qualche altra cosa la troverei…
Come se mi avesse letto nel pensiero, i suoi occhi luccicarono di malizia e riprese: «Oh, beh, forse qualcosa lo potrei trovare.» ammise divertito.
Sospirai sconsolata e con la testa bassa mi avviai al mio angolino preferito della biblioteca – una sedia di legno vicino ad una finestra, isolata rispetto ai tavolini per lo studio – sperando di non essere seguita.
Speranza rivelatasi vana dato che il vanesio maleducato trotterellò allegro dietro di me. Cosa voleva ancora?
Mi accomodai nel posticino solitario, convinta che, non appena si fosse scocciato di restare in piedi, se ne sarebbe andato lasciandomi tranquilla. Così iniziai a leggere, cercando di non dar peso alla sua presenza. Di ignorarlo.
La sorpresa, che mi provocò una smorfia sofferente sulle labbra, fu quando recuperò un libro da uno scaffale, poi una sedia e infine si posizionò comodamente proprio di fronte a me.
Che senso aveva tutta quell’insistenza? Non capiva che la sua presenza era fastidiosa quanto quella di un insetto che cade nel piatto in cui si sta mangiando?
Fortunatamente aprì il volume e si immerse nella lettura, lasciandomi la possibilità di proseguire con la mia.
I minuti passavano e lui non dava segno di muoversi, continuava a girare qualche pagina di tanto in tanto, con lentezza esasperante. Più di tanto non mi interessava davvero sapere cosa leggesse, anche se, devo ammetterlo, un pizzico di curiosità c’era. Cosa leggeva di solito uno scrittore?
Purtroppo la sopracitata curiosità, mista al sospetto, mi spinse a indagare le sue mosse e esaminarlo meglio, cosa che mai mi sarei aspettata di fare. Mi ritrovai ad alzare di tanto in tanto uno sguardo furtivo nella sua direzione.
Tutto sommato non era male. Almeno fisicamente.
Se dovevo essere oggettiva, cosa che cercavo comunque di fare, il vanesio maleducato alias Angelo Riva era passabile. Magari anche un bell’uomo per alcune donne: mediamente alto, dal fisico longilineo e dalle dita affusolate. Non un modello da rivista o un attore, ma preso nella sua interezza aveva un certo fascino. Forse erano complici gli occhi blu dal taglio particolare e i capelli ricci e neri che spiccavano sul suo incarnato chiaro. Leggeva assorto e le mani nascondevano la copertina del libro di cui ormai volevo conoscere il nome.
Oh mio Dio. Cosa stavo pensando?!
Dovevo smetterla con queste riflessioni insensate, prima o poi mi avrebbero annebbiato il cervello. Tornai su Renzo e Lucia e dandomi della stupida, ricominciai la frase che avevo interrotto.
«Come mai hai smesso di fissarmi? Non ti piaceva quel che vedevi?»
Per poco non mi strangolai con la mia stessa saliva. Se n’era accorto?
«No, purtroppo. Non mi piaceva per nulla.» mentii in preda all’orgoglio.
Il dottor Riva alzò la testa dal suo libro e mi guardò divertito.
«Sicura?»
«Sì.» risposi atona.
«Va bene.» disse alzandosi in piedi e bloccando con un dito la pagina cui era arrivato. «Dunque se mi avvicino non cambia nulla.»
Il vanesio maleducato mi si avvicinò, si mise alle mie spalle ed iniziò a leggere “I promessi sposi” dal punto in cui in mio dito indicava mi fossi fermata. Le sue parole uscivano sussurrate ed il suo respiro era sempre più vicino al mio orecchio.
Per una persona solitaria come me una tale vicinanza ad uno sconosciuto era inammissibile e senza volerlo, quel traditore del mio cuore aumentò i battiti, mentre il mio corpo si irrigidì come una pietra.
«Visto che non ti sono indifferente?»
Beh, sono un essere umano anch’io, no? Per quanto possa non sopportarlo è pur sempre un uomo, cazzo!
Perfetto, adesso iniziavo pure ad essere volgare. Dannato scrittorucolo!
Cercai di far appello a tutta la calma possibile. Dopotutto era A. Riva, lo spocchioso turista rompipalle, arrogante e vanesio – a cui si poteva aggiungere tranquillamente maleducato, sciocco e presuntuoso – ed io non potevo elucubrare questi pensieri strani su di lui.
«Hai ragione.» ammisi gelidamente. «Infatti fremo di desiderio: non so se mi farebbe più piacere accoltellarti o darti un calcio nelle palle. Forse, se ti evirassi, prenderei due piccioni con una fava.»
Per un secondo rimase spiazzato, lo notai dalla bocca semiaperta che voleva probabilmente ribattere qualcosa, peccato non riuscisse ad emettere suono. Durò poco però, dato che la facoltà di parola gli tornò in fretta assieme ad un sorrisetto idiota.
«Vedi che pensi a me e anche a certe parti di me?»
Squallido.
Una battuta del genere non aveva bisogno di un commento, ma solo di uno sguardo di commiserazione e fu infatti tutto quello che ottenne.
«Devo andare.» mi alzai lentamente dal mio posto, pronta a posare il libro e a scappare di corsa dalla facoltà: oggi non era proprio giornata.
«Ti faccio compagnia.» il vanesio maleducato mi seguì lungo i corridoi della facoltà, senza demordere.
«Dottor Riva, la ringrazio, ma il nostro rapporto, se così si può chiamare, si limita al fatto che lei è ospite al seminario del mio docente, nulla più. Per il resto, non ci conosciamo.»
«Potremmo sempre conoscerci. Dai, dammi una possibilità!»
Adesso basta!
«Poche ciance.» lo bloccai stizzita, stavo davvero per scoppiare. «Perché ti sei fissato proprio con me?» incalzai.
«Perché non dovrei, scusa?» chiese come se mi sfuggisse qualcosa di scontato.
«Non ti ho mai trattato bene, ho cercato di evitarti, ti ho sempre risposto male e quando parliamo per più di qualche minuto vorrei strozzarti. Non sono chissà che bellezza e sono asociale. Non hai motivi per insistere!»
«Un uomo ha bisogno di un motivo specifico per essere interessato ad una donna?»
«Ah. Quindi sei uno di quelli che vanno dietro a qualsiasi cosa abbia una gonna. Mi spiace, non sono interessata.» affermai lapidaria e stranamente delusa. Forse non aveva tutto quel cervello che aveva dimostrato qualche giorno prima in aula. O se lo aveva, si era tranquillamente trasferito ai piani bassi, chissà.
«Non ho detto questo. Non sto parlando con te perché voglio portarti a letto – lo farei volentieri ma al momento sembri rifiutarmi anche come essere umano.» sorrise con l’angolo della bocca. «Non conosco nessuno qui e dovrò starci per un po’ di tempo, pensavo potessimo essere amici.»
Certo ed io sono Biancaneve. Ero scettica e lui lo notò chiaramente.
«Te l’ho già detto: sei simpatica. Ma siccome per voi donne questa parola sembra un affronto, posso dirti anche che ti trovo molto sexy, soprattutto quando leggi.»
«Ecco.» feci notare piccata, «Ennesima prova che mi vuoi come amica nel tuo letto. Ti aggiorno, non mi è mai piaciuta l’idea degli scopamici
«Frena Gaia, io voglio davvero la tua amicizia. Se poi vuoi offrirmi e ricevere altro, non mi tiro indietro.»
Lo guardai male, peggio delle altre volte. Ormai avevo perso la speranza di concludere il discorso semplicemente sfinendolo. A meno che, come suggeriva lui, non avessi usato un altro tipo di abilità, cosa del tutto fuori discussione.
«Ok, scusa, la smetto.» sospirò. «La verità è che faccio il cretino perché è l’unico modo per spingerti a parlarmi o quantomeno a considerarmi. Anche se ne perdo in intelligenza e ricevo solo acidità. Forse sto riuscendo a farmi odiare per davvero…» si passò una mano tra i capelli, scompigliandoli.
«Credimi, ci sei veramente vicino. Sei sull’orlo del precipizio e cosa per nulla buona, da quando ti ho incontrato mi stai dando ai nervi senza un attimo di pausa.»
Il vanesio maleducato sorrise, ma in modo diverso dal solito: consapevole, triste e forse anche stanco.
«Almeno ti ho dato un motivo per pensare a me. Anche se solo con un vaffanculo.» sdrammatizzò.
«Non ci sei tu in cima alla lista dei miei pensieri.» l’informai, acidamente.
«Lo so, me ne sono accorto. Credo che in cima ai tuoi pensieri ci siano i libri, dai l’impressione di una che vive di e per la lettura.»
Colpita e affondata. Beh, forse non serviva un genio a capirlo, ma non molti della mia famiglia ci erano ancora arrivati.
«Non vivo nei libri!» mi difesi, punta sul vivo.
«Ah, no? Eppure hai uno sguardo così perso quando leggi che grida proprio quello. Senza contare che oggi hai speso un buon quarto d’ora per scegliere un libro, sospirando e sorridendo agli scaffali, senza nemmeno accorgerti che ti ero accanto.»
Ahi, mi aveva beccata.
«Mi stai giudicando?» chiesi, pronta ad azzannare.
«Affatto. Come ti ho detto è stato bello vederti scegliere, trasmetti la passione che hai per la lettura.»
Rimasi interdetta da quelle parole: nessuno mi aveva mai detto una cosa simile. Tuttavia, ricostruii il muro che mi allontanava dalla crudeltà del mondo reale e indagai: «Stai cercando di tenermi buona?»
«No. Mi hai mandato così tante volte affanculo, a voce e non, che servirebbe a poco.»
«Su una cosa almeno siamo d’accordo.»
Piombò il silenzio. Forse nessuno di noi sapeva quanto convenisse aggiungere altro.
«Scusa.» mormorò piano, così a bassa voce che dapprima non capii bene.
«Prego?»
«Scusa.» ripeté a voce più alta, più sicuro di sé. «Scusami. Mi sono comportato il più delle volte da perfetto idiota, hai ragione a evitarmi.»
«Anche su questo mi trovi d’accordo. Forse stiamo migliorando!» lo presi in giro e ricevetti un’occhiataccia da manuale. Fortunatamente sparì in pochi secondi, il tempo che il mio interlocutore necessitò per ritrovare la calma.
«Molto bene. Allora che ne dici di ricominciare da zero?»
«A che scopo? Non credo che uno di noi dimenticherà ciò che ci siamo detti o ciò che è successo.»
«Sicuramente no, ma è un nuovo inizio. Indica la nostra buona volontà di coesistere pacificamente almeno fino alla fine del seminario. Senza rancori.»
Beh, forse lui non ne avrebbe avuti, ma io faticavo a cancellare tutto con un colpo di spugna.
«Mi comporterò bene d’ora in poi.» aggiunse, «Non ti darò fastidio e non avrai nulla da ridire sul mio comportamento.»
Un armistizio? Una proposta di pace? Decisi di essere saggia per una volta e accettare. Dopotutto i problemi trovavano da soli la loro strada, non c’era bisogno che me ne procurassi altri con le mie stesse mani.
«Se proprio vuoi…»
Angelo Riva si illuminò in un sorriso smagliante e compiaciuto e mi porse una mano.
«Mi chiamo Angelo e vengo da Milano. Piacere di conoscerti!»
Per un secondo il mio cervello completò quella frase in un modo assurdo: mi chiamo Angelo e vengo dal paradiso. Se vuoi ti ci accompagno!
«Piacere, Gaia.» farfugliai, accettando il gesto non troppo convinta.
«Bene Gaia, è stato un piacere incontrarti, ci vediamo a lezione!»
Sorprendentemente mi salutò con la mano e se ne andò.
Era quello che volevo sin dall’inizio, ma allora perché m sentivo così tanto scombussolata?

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4 pensieri su “Pois ~ Capitolo IV

  1. Fantastico questo capitolo. “Mi chiamo Angelo e vengo dal paradiso. Se vuoi ti ci accompagno!” Ahahaah XD troppo bella, anche se dipende da che punto di vista la guardi, dal romantico o divertente. Io l’ho presa come divertente!
    Scritto molto bene, bellissimo tutto il dialogo, coinvolgente e scorre fluido. Sono curiosa adesso di vedere se l’armistizio continuerà bene XD

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