A te, grazie

A te, o girovago del web che ti ritrovi in questo blog quasi abbandonato. Sappi che non l’ho fatto apposta, ma che non ho scusanti. Sappi che la mia intenzione era sfogarmi, raccontare e che ci sono riuscita. Sappi che di volta in volta potrei ancora averne bisogno e per questo ogni tanto tornerò. Sappi che la vita ha periodi che scorrono veloci, altri che vanno lenti e ognuno ha il suo modo di affrontarli. Sappi che io la mia vita non la so ancora gestire e che quindi avrò sempre bisogno di te.

A te, o lettore generoso che continui a leggermi.

Grazie.

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Gestire la vita online

Cari amici e amiche,

è ormai da un po’ che non scrivo su questo blog e dopo avervi spiegato il perché, vorei tanto un vostro parere.

Sono giunta quasi alla fine di un master sul web marketing, dove ho imparato davvero parecchie cose. Fare esercizio per questo corso impegna parecchio tempo, speso sui social e sui siti… e a fine giornata, l’ultima cosa cui penso è riaccendere il pc.

Alla fine mi sono convinta a testare tutto ciò che mi insegnavano, ho acquistato un dominio con “nomecognome” e ci sto attualmente sperimentando su. Un po’ mi preoccupa, perché usare il proprio nome e dare libero sfogo ai propri pensieri è qualcosa che non avrei mai sognato di fare. E che non faccio.

Dovrebbe essere un blog/sito professionale, ma ammetto di avvilirmi all’idea di scrivere solo di lavoro, web e limitarmi. A non metterci me stessa. Ad essere sincera è più comodo questo mio blog, dove posso nascondermi dietro un nick, posso essere chi sono e non dovermi preoccupare dei giudizi della gente.

Come gestite voi la vostra identità online?

Io non so decidermi davvero.

Ps. Scusate l’articolo poco curato… è stato scritto di getto >///<

Un altro giorno

Piangi. Piangi e non te ne accorgi.

Le lacrime scendono calde sulle guance, senza che tu te ne accorga. Ogni gocciolina salata riga a fuoco la pelle e gli occhi pizzicano.

Piangi e non sai nemmeno tu il perché.

La testa diventa pesante, tutto ciò che hai affrontato finora diventa un macigno. Come hai fatto a trasportalo fin’adesso? Eppure ieri non ti sembrava un fardello così grande e le tue spalle erano leggere, ti lasciavano libera di volare.

Piangi, piangi più forte.

Adesso invece non risci a sorridere e ti chiedi chi te l’abbia fatto fare, perché una tale sofferenza non vorresti mai farla provare a nessuno. Ti spezza dentro e non hai idea di cosa verrà dopo. A cosa servono sacrifici e ottimismo?

Piangi e tuttavia non emetti suono.

Lo fai in silenzio ed è il grido più disperato che ci sia, quello che squarcia l’anima, quello che si trasmette con un singolo sguardo, quello che chi ti conosce legge nel più piccolo messaggio e quello che i più ignorano perché non saprebbero come affrontare.

Piangi e il tempo scorre.

Tutto passa, per un motivo o per un altro: anche le lacrime prima o poi finiscono e rimane solo l’amaro, che non andrà facilmente via.

Piangi e ti fai forza.

Perché domani è un altro giorno e avrai bisogno di tutta te stessa per superare anche quello.

Tormento

Ancora una volta rieccomi qui a scrivere qualche riga, quelle poche frasi sunto di pensieri più o meno profondi, allegrie e tristezze che invadono la mia anima. Non so quanto sia giusto riportare qui ciò che mi sconvolge, sebbene in piccola parte, ma il bisogno di parlare, esprimermi e scrivere è forte. Non riesco più a sopprimerlo.

Ho il respiro mozzato in gola: mi sono state dette parole bellissime ma in un contesto poco adeguato e io non riesco ad accettarle. Per quanto siano stupende, importanti e meravigliose, io non ci riesco. Non riesco ad accettare le gentilezze, le carinerie, la considerazione e l’esserci di qualcun altro in una vita che è sempre stata solo mia e nei problemi che sono sempre stati solo miei.

Sono in tormento.

Ho sempre preso con le pinze l’esistenza degli altri, così come immagino abbiano fatto loro con me. Sono sempre stata schiva, quella perfettina con la puzza sotto il naso – atteggiamento che mi ha garantito una vera e propria selezione naturale. Adesso mi ritrovo a non sapere più come gestire una persona entrata nella mia quotidianità senza permesso.

Ci penso e ripenso: a ogni parola, al significato di ogni frase e al valore di ogni gesto. E dato che la coerenza non è caratteristica della nostra specie, i pensieri aumentano e con essi anche i tormenti.

Delle volte

Delle volte vorrei essere li, pronta a seguirti e a fare un salto nel vuoto.

Delle volte vorrei essere come te e non pensare sempre a ciò che mi fa star male.

Delle volte vorrei essere con te e passeggiare al tuo fianco, infilando di soppiatto la mano nella tasca del tuo giubbotto, alla ricerca di calore, come ero solita fare un po’ di tempo fa.

La misura della felicità

Come si misura la felicità?

Un periodo zeppo di brutti avvenimenti è al culmine e pensieri tristi affollano la testa — a proposito, non so più dove sbatterla, la testa. I dubbi ci sono, paure e ansie camminano a braccetto, i rimpianti sono pochi per fortuna.

Ho una volta ancora parecchio tempo per pensare, riflettere e dubitare. Non che la cosa mi faccia troppo piacere, eh.

Illusioni. Delle volte mi sembra di viverci dentro e di sopravvivere solo grazie a esse — “domani andrà meglio”, “devo solo resistere ancora un po’”, “che saranno mai un paio di mesi”, “tutto si sistemerà senza che me ne renda conto” e così via.

Intanto un’altalena di emozioni sconvolge il cuore e tormenta l’anima. Non ho idea di come dividermi, di cosa far prevalere. E ci sto male, riuscendo a far poco e nulla.

Felicità/tristezza; sì/no; posso riuscirci/chi voglio prendere in giro?; avevo ragione!/mi sto solo illudendo; finché c’è vita c’è speranza/chi di speranza campa, disperato muore; sto dando il mio meglio/forse ho sbagliato qualcosa…

Ho sempre pensato di essere una ragazza fortunata, nonostante tutte le cose brutte che la vita ha sparso sul mio cammino.

Ho sempre pensato di dover essere felice per quel poco di buono a mia disposizione, che altri non hanno avuto la possibilità di vedere.

Ho sempre pensato fosse meglio sorridere e ingegnarsi, piuttosto che focalizzarsi sulle disgrazie.

Ho sempre pensato che la felicità esistesse nelle piccole cose: nei gesti di gentilezza, nei luoghi sperduti, nel cambio delle stagioni e nei dolci.

Ho sempre pensato di poter trasmettere quel briciolo di felicità che trovavo anche a chi mi fosse intorno.

Ho sempre pensato, ostinatamente, di non meritarla la felicità, perché non riuscivo a sentirla appieno.

Il frutto dell’ambizione

Nel dicembre 2013 pubblicai – come spesso faccio – la testimonianza di Federico, all’epoca un neolaureato in Scienze della comunicazione all’Università “La Sapienza” di Roma che “ce l’aveva fatta”. Non era un mio ex studente, ma ci teneva a raccontare la sua storia per incoraggiare tanti/e giovani che tutti i giorni soffrono i pregiudizi negativi […]

via Da Scienze della comunicazione (Italia) a San Francisco (California): com’è andata a finire — D I S . A M B . I G U A N D O

Oggi, girovagando come mio solito nel grande web, ho trovato la storia di questo ragazzo.

Ci tenevo a condividerla con voi, per ricordare che sogni e obiettivi non si realizzano da soli ma devono essere seguiti e inseguiti.

Ognuno di noi può farcela!

Cosa pensano gli altri di me?

Tante cose mi infastidiscono e sì, spesso mi arrabbio per poco. Nonostante cerchi di frenare il mio caratteraccio e di addomesticarlo, è difficile osservarne i risultati, soprattutto dopo una giornata – o una serie di giornate – da dimenticare.

Essere stata sempre una persona schiva, timida e riservata non ha mai dato frutti e l’essere abituata alla solitudine ne ha portati anche meno. Così, mi ritrovo a prendermela per le scemenze – perché col senno di dopo te ne accorgi -, a rimanerci male per le aspettative disilluse e ad attendere cose che mai capiteranno.

E ci resto male, perché, in fin dei conti, sono umana anch’io.

Cosa pensano gli altri di me?

Un amico straniero una volta mi definì “difficult, interesting, kind, funny and cute“, “smart and reflected. You can take care if yourself and more…” e “you have a very charming personality with tempeture“. Ancora oggi, mi chiedo dove abbia visto tutta questa roba.

Se davvero qualcosa c’è, le persone che mi ruotano attorno sembrano non notarla. Come potrebbero dato che io per prima non ci credo?

Ed ecco che forse sì, ho centrato il problema: autostima. In me sembra essere carente.

Chi tutto e chi niente… ma consoliamoci: definire il problema è il primo passo per risolverlo!

Scegliere se stessi

Il tempo scorre rapidamente e con esso la sensazione di essere ingabbiata in qualcosa di più grande aumenta. Non riconosco più la differenza tra un giorno e l’altro, tra quelli che erano i desideri di prima e quelli di adesso: il rintontimento prosegue senza tregua.

Cosa fare?

Ognuno di noi ragiona in modo diverso, pensa e si esprime in modi non sempre chiari. Allora una si ingegna per capire, comprendere l’altro: qualche volta riuscendoci, qualche volta no, qualche volta raggiungendo solo l’illusione di esserci riuscita.

Eppure “mettersi nei panni dell’altro” non sempre aiuta: e me stessa?

Mettersi da parte, anche per poco tempo, per dare priorità ad un’altra persona. Poi iniziare a ragionare come quella persona, per cercare di capirla al meglio. E… puff! ad un certo punto si perde la strada e si dimentica dove si stava andando, desideri compresi.

Non è il caso di decidere se e quanto ne valga la pena, ma forse, più che altro, conviene chiedersi come mantenere una certa coscienza, una lucidità che in alcuni momenti viene meno. Affidare se stessi agli altri è sempre un’incognita: sai come parti, non hai idea di come torni.

Me stesso. Non devo dimenticare chi sono e perché no, cosa voglio. probabilmente l’equilibrio si trova li, ad un passo dagli altri e a uno da se stessi.

Sinceramente, rispetto agli altri conviene scegliere se stessi, perché siamo le uniche persone con cui convivremo per sempre e faremo i conti giorno dopo giorno.